L’Italia dei migliori?

Ho votato ma non mi sono iscritto al gruppo Facebook dove sbandierarlo. Ho votato perché l’ultimo timbro sulla mia cartella elettorale datava 2002 e, senza pentimento (neppure per essermi tenuto finora ben lontano dai seggi), questo mi sembrava il momento giusto per mettercene un’altro. Ho votato perché come ti insegnano a scuola se lo fai tu lo faranno tanti altri e, dopo tanti quorum non raggiunti, pensavo fosse il caso, stavolta, di dare un senso al voto popolare. Ho votato, certo, per i tanti blablabla (futuro nostri figli, dare segnale, bla bla bla, acqua pubblica, no centrali, fatti processare, bla bla, bla bla) e pure perché si trattava fondamentalmente di un referendum su (contro) il Presidente del Consiglio.
Ho votato ed ho ascoltato tante analisi prestando bene attenzione a non confonderle con il rumore di fondo delle chiacchiere da bar, a volume alto come non mai.
Ho votato beccandomi non richieste morali dispensate per via digitale dai “migliori” della “società civile” (l’espressione più gettonata del momento; a seguire: “ventre a terra”).
Ho votato e poi seguito via twitter, in treno, i risultati sull’affluenza. Quel 57 poi 51, 52, 54, 53… Numeri, domande, spiegazioni, proclami, becere sbruffonate, cori da stadio in 144 caratteri chiusi dentro i “cancelletti” ### indispensabili per seguire le discussioni cinguettate che andavano via via trasformandosi nelle porte dell’antipolitica di bassa lega.
L’Italia migliore siamo noi?
Quella che urla senza ascoltarsi? Che prima dà il dito, poi il braccio, poi il culo, poi lo spazio in testa lasciato vuoto dalle idee che se ne sono andate (o lì non sono mai passate) all’ennesimo qualunquista, poi si fa in quattro per dire che non ci sta e in otto per farsi vedere a urlare che non ci sta.
L’ultima ondata di antipolitica, quella del ‘92, ha aperto la porta a Berlusconi.
Stavolta? Difficile dirlo. Stavolta Il Gran Qualunquista che raccoglierà il frutto degli autoproclamatisi migliori è spezzettato in tanti frammenti come il file di un film da scaricare con eMule: qualcuno lo vediamo già, qualcuno arriverà solo alla fine.
Ma il Paese non vincerà comunque. E la politica che non ti piace te la togli di torno sì votando, sì protestando, sì - quando serve - urlando, cantando, sbeffeggiando. Ma non per metterti al posto loro, bensì per far loro capire, senza ombra di dubbio, che sei tu che devono rappresentare.
Tutto qua. E non serve essere “i migliori” per farlo, né creare gruppi Facebbok che ti facciano credere, per un giorno, di esserlo.

Note

  1. postato da scwp

Caricando