Vedere qualcuno crescere sotto ai tuoi occhi da un giorno all’altro è come trovarsi davanti ad un “montage” da film americano anni ‘80, con tua figlia al posto del protagonista sfigato che impara a difendersi (Karate Kid), si trasforma in lupo e diventa un campione di basket (Voglia di vincere), si allena per il grande incontro (Rocky), si mette a correre per il paese (Forrest Gump, che però è anni ‘90).
Una/due settimane se ne vanno via tranquille poi una mattina, mentre la porti a spasso per mano e insieme andate a prendere il caffè, se ne esce fuori - prima balbettando poi un po’ più sicura - con un “come mai, papà?”.
La guardo. Un “come mai” è un modo meno diretto di dire quel fatidico “perché”, che poi arriva puntualmente due secondi dopo.
- “Perché, papà?”
Il suo primo “perché”, per ora un’ isola misteriosa, appena scoperta, in mezzo ad una piccola geografia di parole già ben assimilate. Erano le 9.00 del mattino.
Stasera, ore 21.00. Come tutte le sere le leggo un libro. A volte scelgo io, altre volte sceglie lei. Oggi mi ha chiesto di rileggere “Matilde” di Roald Dahl, ché le piace la scena della sig.na Spezzindue che si arrabbia quando le fanno lo scherzo del tritone, o quando alla sig.ra Dal Verme cade di mano il vassoio con la pizza per lo spavento.
Lei intanto sfoglia un suo libro, canta, chiacchiera con i peluche. Quando sente dalla mia voce qualcosa che la incuriosisce, il nome di qualcuno, quello di un oggetto o un concetto che conosce, allora si ferma e mi chiede sempre “dov’è, papà?”. Dov’è Matilde? Dov’è Spezzindue? Dov’è tritone?
Se c’è l’illustrazione gliela faccio vedere. Ma non sempre c’è un’immagine e capita che mi chieda “dov’è la paura?”, “dov’è dispettoso?” e allora io le spiego che deve immaginarlo, che è nella sua testa, e vedi che rimane lì a pensarci un po’, poco convinta di quel che ho appena detto.
Stasera, ore 21.00.
Io leggevo Matilde e lei cantava, sfogliando un libro. A un certo punto ha buttato lì “rosmarino” e quando le ho chiesto - io, stavolta - “dov’è il rosmarino, Sveva?”, lei si è toccata la fronte.
- “E’ qui, nella testa, papà. Immagina”.
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